Fabio De sanctis - Biografia
Fabio De Sanctis nasce a Roma il 7.2.1931.
Compie tutti i suoi studi a Roma.
Nel dopoguerra De Sanctis entra in contatto col mondo delle arti visive e conosce vari artisti che operano nella capitale. A 18 anni si iscrive alla Facoltà di Architettura di Roma e parte dei suoi interessi viene assorbita dal mondo universitario e dai problemi inerenti la disciplina scelta.
Esegue durante questo periodo disegni a tempera, qualche olio ed alcune sculture.
Si laurea nel 1957 e apre uno studio professionale, partecipando a concorsi e progettando edifici per clienti privati ed enti pubblici.
Nel seguire l'esecuzione dei suoi progetti, impara a conoscere i vari materiali e ha un approccio concreto con le tecniche necessarie alla realizzazione delle cose progettate.
I rapporti con gli artisti diventano a volte collaborazione integrata con l'architettura e la formazione di interni.
   






1961-1965
Il contatto con il mondo degli architetti non avviene senza riserve da parte sua: la critica che andava elaborando del design e del mobile contemporaneo si concretizza in alcune prime realizzazioni.
Pensa ad un mobile destinato ad avere una vita materiale ed espressiva meno precaria, con una individualità indipendente, la cui concezione escluda la possibilità di uno sviluppo in serie ed escluda pure l'idea di un insieme integrato a formare uno "stile": inizia negli anni '63 e '64 l'attività dell'Officina11.
Officina11 è la denominazione dell'attività di due artisti, Fabio De Sanctis e Ugo Sterpini, e non definisce alcuna operazione industriale o produttiva. Dopo un periodo di elaborazione teorica fra i due autori, l'Officina11 realizza 27 mobili, scegliendo fra un gran numero di proposte, di idee e di prove pratiche nel frattempo accumulate.
I pezzi dell'Officina11 saranno esposti soltanto in gallerie d'arte e Musei.
Le 27 opere vengono illustrate nel "Catalogo '63-'64" dell'Officina11 contenente una dichiarazione degli autori e un testo critico di Enrico Crispolti. Il mondo dell'arte accoglie con interesse i lavori dell'Officina11, meno il mondo degli architetti, dei designers e degli arredatori. Alla prima mostra alla Galleria Il Centro di Napoli segue nell'estate del'64 una esposizione a Venezia alla Galleria Alfa in corrispondenza della Biennale del '64.
L'esposizione dà luogo a molti contatti; la stampa italiana ed estera, specializzata e non, si interessa alle opere dell'Officina 11.
Nell'ottobre dello stesso anno Sterpini compie un viaggio a Parigi e mostra il Catalogo dell' Officina11 al poeta e critico José Pierre il quale lo presenta il giorno stesso ad André Breton ed al Gruppo Surrealista.
Breton propone ai Surrealisti di inviare ai due autori un messaggio: "La poésie dans ses meubles", datato 3 dicembre 1964, con testi di André Breton, Philippe Audoin, Robert Benayoun, José Pierre, Radovan lvsic, Joyce Mansour, Alain Joubert, Jean-Claude Silbermann, nell'occasione della mostra tenutasi a Roma alla Galleria Pogliani.
Nel maggio del '65 André Breton invita I' Officina11 all'Esposizione Internazionale del Surrealismo, "L'Ecart absolu", da tenersi presso la Galerie L'Oeil di Parigi.
De Sanctis da allora frequenta il Gruppo e partecipa ad alcune riunioni preparatorie de "L'Ecart absolu". A Rue Galande, presso Radovan Ivsic, partecipa agli incontri in cui si definiscono le opere collettive che saranno presentate all'Esposizione."L'Ecart absolu" costituisce un avvenimento; sarà l'ultima esposizione ufficiale del Movimento Surrealista e l'ultima ideata da André Breton.
All'epoca il gruppo Surrealista si riunisce quotidianamente in un caffè del quartiere Halles, "La Promenade de Vénus".
André Breton lo aveva scelto, forse per il nome, forse anche per la sua collocazione nella città: un caffè frequentato da persone dedite al lavoro e al commercio, in prossimità di un grande centro di scambio di merci.
De Sanctis trova un gruppo omogeneo ed ancora riunito intorno ad alcune personalità rilevanti. Fra i frequentatori saltuari del gruppo ricorda Man Ray, Matta, Edouard Mesens, Meret Oppenheim, Wifredo Lam, Robert Lebel, J.F. Revel, e gli italiani Enrico Baj e Giordano Falzoni.
Partecipano regolarmente alle riunioni José Pierre, Jean Schuster, Gérard Legrand, Joyce Mansour, Philippe Audoin, Alain Joubert, Annie Le Brun, Radovan lvsic, Robert Benayoun, Vincent Bounure,J. Michel Goutier, fra i pittori, Jean-Claude Silbermann, Adrien Dax, Jean Benoit, Mimì Parent, Nicole, Giovanna e molti altri. Le riunioni avvengono attorno ad un grande tavolo; spesso in prossimità di Breton siede Toyen, da molti ritenuta la più importante pittrice di questo secolo.
Il Gruppo pubblica in questi anni "La Brèche", il cui direttore è André Breton.
De Sanctis nei suoi soggiorni a Parigi, oltre a José Pierre, frequenta la casa di Radovan Ivsic e Annie Le Brun. Vi incontra Toyen, Konrad Klapheck, Gérard Legrand, George Goldfayn ed alcuni giovani poeti.
   


1966-1969
All'inizio del '66, giunge a De Sanctis l'invito da parte del Museum of Contemporary Crafts di New York a partecipare all'esposizione "Fantasy Furniture". L'esposizione è incentrata sui mobili dell'Officina 11 e si svolge nei mesi di gennaio, febbraio e marzo.
De Sanctis soggiorna a New York per circa due mesi.
Sempre a New York, al Museum of Modern Art, nei mesi di giugno, luglio e agosto dello stesso anno si tiene l'esposizione
"The Object Transformed", organizzata da Mildred Constantine e Arthur Drexler. La mostra presenta, accanto a "The designer's rest", che De Sanctis dedica all'allora poco noto Ornette Coleman, opere, tra gli altri, di Man Ray, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Meret Oppenheim, Wolfgang Paalen, il cui "Nuage articulé" era stato segnalato da De Sanctis agli organizzatori.
Dal 1966 all'inizio degli anni 70 De Sanctis, pur continuando a svolgere la professione di architetto, rimasto unico autore, prosegue l'attività della Officina11, che è divenuta la sua occupazione centrale; ne sviluppa le linee ed esegue 10 opere. Nei lavori di questo periodo De Sanctis tiene conto delle esperienze compiute e modifica i suoi mezzi espressivi. Sostituisce alcuni elementi figurativi, sviluppa tecniche di maggiore intervento manuale diretto.
Sono di questo periodo il "Divano in olivo", i "Tavoli a funzione disturbata", la "Porta a funzionamento edipico" ed in particolare la "Grande Scrivania direzionale" .
Espone alla Galleria Carbonesi a Bologna, alla Vinciana di Milano e a Colonia alla Baukunst Galerie: "Der Geist des Surrealismus", organizzata da José Pierre.
A Roma, alla inaugurazione della mostra alla Galleria Bruno Piattelli, alcuni elementi italiani collegati al Living Theatre danno vita ad una performance insieme ad alcuni musicisti di Free Jazz.
Nel '68 il gruppo Surrealista organizza una esposizione a Brno, Praga e Bratislava: "Le Principe du Plaisir" a cui partecipa anche De Sanctis.
Il 23 marzo'69, con la dichiarazione "S.A.S.", i componenti del gruppo decidono di sospendere ogni forma di attività collettiva sotto la bandiera del Surrealismo; essi continueranno peraltro a frequentarsi in forma privata.
   
   






1970-1973
De Sanctis si interessa ad alcune esperienze situazioniste, la Deriva Urbana in particolare. All'inizio di questo periodo De Sanctis pone termine all'attività di architetto. Renderà conto delle motivazioni relative in un testo pubblicato a Parigi dalle Editions Maintenant nel 1974: "Déménagement".
Dal '70 la sua unica attività è la scultura. Ne aveva approfondito le tecniche con progressive esperienze pratiche. Saltuariamente si dedicherà ancora alla produzione di qualche mobile.
Tutti i lavori di questo periodo sono raggruppati sotto il titolo di "La Traversata delle Alpi". Il titolo prende spunto occasionale da un viaggio, compiuto insieme a Letizia, ad Annie Le Brun e a Radovan lvsic, da Parigi a Roma.
Immagine dominante di questa produzione è la valigia, e parti di essa, ma anche rubinetti deformati, tubazioni, e altri residui della professione di architetto.
Nel settembre del'72 nel Museo del Palazzo dei Diamanti di Ferrara dà vita all'immagine di un viaggio metafisico, attraverso l'uso di materiali quali bande sonore registrate, proiezioni di diapositive e l'uso delle luci che illuminano non i pezzi singoli, ma un accumulo di bagagli. L'insieme suggerisce un trasferimento poetico, verso un luogo mitico di partenza o di arrivo.
Le esposizioni successive in Italia e all'estero rappresentano la continuazione e lo sviluppo delle tematiche della "Traversata delle Alpi".
Nel 1973 Enrico Crispolti e Mino Trafeli organizzano "Volterra 73", esposizione che interessa, attraverso la scultura, spazi esterni, interni e luoghi di lavoro di tutta la città.
De Sanctis compie vari sopralluoghi per situare i suoi interventi. Visita i laboratori in cui si lavora il materiale specifico di Volterra, l'alabastro, e decide di utilizzarlo. Affronta per la prima volta come scultore - in modo esplicito - la dimensione urbana e quindi, in sintonia con quanto viene fatto da altri artisti partecipanti, concepisce le opere per la specifica situazione in cui verranno a trovarsi.
De Sanctis si appassiona alla lavorazione dei maestri alabastrai; nel rientrare da Volterra porta con sé a Roma un furgone carico di alabastro. Esegue nel suo studio della Tiburtina una serie di sculture con questo materiale, che si accompagnerà agli altri nella sua produzione artistica, e che, anche in seguito, non verrà più abbandonato.
Sono gli anni in cui si affronta in modi e con motivazioni diverse il rapporto dell'artista con l'ambiente sociale. De Sanctis vive questo momento con passione e ritiene che le sue opere abbiano sufficiente contenuto simbolico per essere presentate indifferentemente nei luoghi cosiddetti "colti" e nei luoghi "impreparati". Rifugge dalla produzione di opere confezionate per l'occasione e mostra nelle strade le stesse opere che presenta nelle gallerie d'arte e nei musei.
Le esperienze si svolgeranno analogamente, oltre che a Volterra, a Penne, Gubbio, Firenze, Roma, Capannoli, a Montagnana e, in due diverse occasioni, a Ginevra.
In questi anni De Sanctis riprende l'attività di film-maker centrata sugli stessi simboli e tematiche della sua scultura.

   

1974-1979
De Sanctis continua i temi dell'emigrazione poetica espressi nella "Traversée des Alpes" con differenti materiali e superfici. La forma della valigia è sempre presente, spesso deformata o ridotta ai soli particolari, come nei "Bagagli minerali".
Dalla vettura Mercedes De Sanctis preleva la sola stella, che diventa personaggio autonomo e simbolo.
Intravede i legami occulti tra la città, le macchine, la casa e il veicolato nelle "Tuberie" che realizza in materia plastica e metallo, formando ambienti come a Milano, nella sua sala della Biennale del'74, al Palazzo della Permanente: "Constatazioni all'interno della casa".
Nello stesso anno conosce Simone ed Edouard Jaguer, animatori del "Mouvement Phases" con i quali resterà in relazione. De Sanctis da allora viene invitato alle relative esposizioni organizzate in Francia e all'estero.
Nel '74 a Bruxelles partecipa all'"Exposition Phases" tenutasi al Musée d'lxelles.
Nel '76 è invitato alla XXXVIII Biennale d'Arte di Venezia, Padiglione Italiano.
Al Camden Arts Center di Londra espone in "Surrealism Unlimited 1968 - 78" e nello stesso anno a "Imagination" al Museum Bochum. La sua prima esposizione personale a Parigi avviene nel 1979 alla Galerie Le Triskèle.
La proprietaria Sophie Babet aveva precedentemente gestito negli anni 50 "A l'Etoile Scellée", galleria frequentata da Bréton e dai Surrealisti. Nello stesso anno conosce Max Clarac-Serou, poeta e mercante d'arte, fondatore della Galerie du Dragon, anch'essa luogo surrealista.

   
1980- 1984
De Sanctis partecipa alle Esposizioni al Museo di Città del Messico, allo Cháteau de La Napoule a Cannes, al Palazzo Minnucci a Volterra e alla Galleria d'Arte Moderna di Venezia, Ca'Pesaro.
Per la prima volta nell'esposizione dell'82 alla Galerie du Dragon a Parigi De Sanctis presenta piccoli paesaggi simbolici, animati da elementi fuori proporzione e deformati, e oggetti noti posti in situazioni allusive ed aperte a molteplici associazioni.
La scultura "Liselotte Zeiss visita Volterra, prosegue verso il mare, conosce ed aimmira Monsieur-de-Larderel" è un oggetto d'uso modificato, allo scopo di suggerirne un funzionamento "altro".
Gli elementi usati in tutta questa produzione sono figurativi, spesso prelevati dal patrimonio stilistico del passato o dell'immaginario banale e riconoscibile.
E' invitato all'E.L.A.C. di Lione nell'esposizione "Permanence du Regard Surréaliste" organizzata da Edouard Jaguer.
Nel marzo '83 a Bari partecipa alla mostra organizzata da José Pierre nella Pinacoteca della città "Dans la lumière du Surréalisme".
   
1985-1988
Le sculture di questo periodo sono caratterizzate, oltre che da forme che trovano riferimento nella scultura etrusca, la quale desta in De Sanctis un rinnovato interesse, anche da una patina verde che richiama in parte l'ossidazione del bronzo dei reperti archeologici, e in parte il gusto di alcune finiture usate negli anni 20.
Sceglie inoltre di rappresentare, a contrasto con le citazioni di materiale arcaico, forme di oggetti meccanici, archetipi contemporanei, quali automobili, apparecchi fotografici e ottici, insieme a funghi e piccoli bagagli.
De Sanctis cerca di mostrare la coesistenza, nella mente dell'uomo contemporaneo, in un unico immaginario, di queste svariate esperienze, a un tempo visive e simboliche.
Nell'estate dell'85 è invitato ad Anversa, al Museo Middelheim alla 18ma Biennale della Scultura - "Automobiennale".
Nell'86, a vent'anni dalla morte di Breton, nel corso dell'estate si tiene a Cahors l'esposizione "Changer la vue - André Breton et la Revolution Surréaliste du regard", alla quale De Sanctis partecipa con la scultura "The Language of Love".
Nell'87 a Ginevra tiene una sua personale alla Galerie de l'Hótel de Ville - C.N.Voutat. Viene invitato a Torino al Valentino ad una esposizione dedicata alla Velocità: assieme alle sue sculture sono esposte le opere dei maestri futuristi, alcune vetture del passato ed aerei storici. Partecipa nell'88 al Musée des Beaux Arts di Le Havre all'esposizione "L'expérience continue, 1952/1988 - Phases".
   






1988-2001
E' dell'88 "La Condizione di Natura", che segna il procedere a ulteriori metamorfosi e fusioni tra macchina e paesaggio, trasformando la prima in un campo aperto di immaginazione in cui sono presenti materiali vegetali, marini, floreali, e in cui la figura umana rappresenta anch'essa un possibile ruolo di passaggio simbolico. Nella "Condizione di Natura 2" l'iconografia classica del ratto è riassunta in una automobile zoomorfa in cui la figura della donna è parzialmente assorbita, quasi ad indicare una possibile accomunazione tra tutti gli elementi eterogenei descritti in un'unica opera. Alcune sculture di questo periodo sono navi, grandi vascelli dalle linee di scafo archetipali, prive però di mezzi di propulsione, che trasportano palme, elementi di paesaggi, strumenti di ricognizione ottica, elementi zoomorfi e vegetali, tutto il bagaglio cioè che il viaggiatore pensa di poter utilizzare ed ammirare in una sua possibile esperienza di viaggio.
Due di queste navi vengono esposte nel passaggio sotterraneo della antica strada romana alla Galleria d'Arte Moderna di Verona Palazzo Forti, nella esposizione dell'estate '91, dedicata a Magritte.
Ad Asnières, Parigi, la mostra "Les Chemins du Fantastique" ospita le navi nella sala dedicata a Hieronymus Bosch. Espone a Milano nell'89 al Palazzo Reale e Arengario a "I Surrealisti", esposizione concepita da Arturo Schwarz, e a Francoforte alla Schirn Kunsthalle a "Die Surrealisten".
Nel'91 al Centre Georges Pompidou partecipa all'esposizione "André Breton, la Beauté convulsive". '
A Madrid, al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, partecipa alla mostra "André Breton".
Nel'93 espone presso la Galerie J.C. Riedel a Parigi un insieme di soli suoi mobili. La mostra gli dà occasione di confrontarsi con la necessità di reperire un modo, per lui attuale, di fare il mobile, svincolandosi ed oltrepassando le proprie precedenti esperienze. Dopo un periodo di ricerca inizia la realizzazione del "Barocco Sintetico".
In scultura, il tema delle Metamorfosi assume una connotaziorie propositiva più precisa nelle varie opere che mostrano una mutazione in corso tra elementi vegetali ed elementi meccanici, per lo più provenienti dalla meccanica automobilistica, come nella scultura "Nadie vera el rostro del Rallie que pasa en el bosque", del'92, vincitrice del Primo premio di Scultura alla Decima Biennale Internazionale di Barcellona.
Riprende e sviluppa una serie di sculture in cui, attraverso la possibilità data all'osservatore di molteplici punti di vista - in alcuni casi anche con interscambio delle parti - si può dar luogo a letture successive e diverse, come nella "Condizione di Natura 3", nell'"Officina delle Figure", in "Sequenza urbana", in "SORELLEDELLEROS" e nell'"Isola delle Figure".
Fabio De Sanctis vive e lavora a Roma.
 
     
 
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