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Il
sodalizio che mi lega a Fabio De Sanctis risale a oltre
trent'anni fa. Nel dicembre 1965 visitai la mostra internazionale
del Surrealismo a Parigi, alla quale Fabio era stato invitato.
Questa manifestazione, l'ultima ideata da André Breton,
costitui in qualche modo il suo testamento spirituale e
s'intitolava, molto appropriatamente, "L’Ecart absolu".
Il titolo riprendeva un'espressione del filosofo utopista
ottocentesco Charles Fourier e stava a sottolineare lo scarto
assoluto - la differenza incolmabile - che separa la visione
surrealista della vita e dell'arte da quella mondana. Da
allora ho seguito con passione l'itinerario complesso, labirintico
e multimediale di Fabio De Sanctis, dato che ogni sua iniziativa
mi sembra esemplificare con lucida fantasia l'esigenza dello
"scarto assoluto" voluto da Fourier.
Per i surrealisti come per Fabio, questo si concretizza
in un'affermazione di fede nella donna, la poesia e la rivoluzione
e, per quanto riguarda il processo creativo, nel ricorso
sistematico all'automatismo psichico, al caso, alla coniugazione
degli opposti, al cosiddetto irrazionale.
Fabio ed io abbiamo quindi pensato che la monografia progettata
dovesse, appunto per coerenza all'idea dello "scarto assoluto",
sfuggire ai moduli più comuni. S'imponeva la ricerca di
una formula nuova, e quale miglior formula poteva essere
se non quella suggerita dall'automatismo psichico caro ai
surrealisti? Automatismo psichico e dunque anche automatismo
del pensiero per cui un'idea chiama l'altra così come una
ciliegia tira l'altra.
Lo spunto iniziale fu di dare libero corso a un nuovo tipo
di intervista che s'ispirasse all'automatismo verbale. Davanti
alle sculture (o alle riproduzioni delle stesse) ognuno
di noi diceva quanto gli veniva in mente. I pensieri si
confrontavano, s'interpretavano, si eludevano. Si instaurava
un dialogo in cui ciascuno di noi seguiva il filo del proprio
pensiero. A volte i fili correvano paralleli, a volte si
annodavano con la conseguenza che significati nascosti venivano
ritrovati.
E nato così il mio - ma dovrei dire il nostro - testo introduttivo,
il cui titolo rimanda alla memoria di un triplice viaggio:
quello, biografico, dello stesso Fabio, quello tra le sue
opere e quello delle nostre conversazioni. Un'idea chiama
l'altra, si diceva prima. Di fatti, è parso necessario completare
la trascrizione dei colloqui con una serie di capitoli integrativi
che avrebbero permesso al lettore di fare conoscenza con
gli altri aspetti della sua creatività.
Aspetti che nei nostri incontri, in virtù proprio del loro
carattere discorsivo, erano stati ignorati o appena accennati.
Il "nostro testo" è quindi preceduto da una notizia biografica
ampiamente illustrata, che dà al lettore gli elementi essenziali
per meglio seguire i fatti e le opere evocate nelle nostre
conversazioni. Dopo "La memoria del viaggio", corredata
da un vasto apparato d'immagini, segue il capitolo dedicato
a quello che Breton definiva "il mistero del mobile". Vengono
riprodotte alcune delle opere più significative di questa
fase, commentate da testi di grande pregnanza elaborati
da alcuni tra i maggiori saggisti, poeti e artisti surrealisti.
Nell'ordine di apparizione: André Breton, Philippe Audoin,
Robert Benayoun, José Pierre, Jean-Claude Silbermann, Radovan
lvsic, Alain Joubert e Joyce Mansour. Terminato l'excursus
nella produzione tridimensionale di Fabio De Sanctis, vengono
ricordati i suoi happenings e le sue presenze negli spazi
urbani.
Anche qui una preziosa documentazione fotografica permette
di partecipare, seppur soltanto di riflesso, a queste attività
vivaci e coinvolgenti. La filmografia, che chiude il capitolo
della sua produzione artistica, obbedisce allo stesso criterio
che ha governato la struttura della monografia: la puntuale
ricostruzione degli eventi è accompagnata a una vasta messe
di illustrazioni: un'immagine mille parole, insegna la saggezza
cinese.
Per chiudere il libro sono stati fatti gli unici sacrifici
la consuetudine, vengono quindi proposti: i dati ella sua
attività espositiva seguiti da un'antologia che presenta
importanti testi critici di Enrico Crispolti, Giorgio Cortenova,
Radovan Ivsic e Annie Le Brun, Edouard Jaguer, José Pierre.
La bibliografia e il catalogo ragionato, eccellentemente
curati da Arianna Di Genova, costituiscono infine un indispensabile
quanto prezioso complemento all'opera.
Arturo Schwarz
Ottobre 1996
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